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Il Pensatoio Think Tank

09
Dic

Crisi: il ruolo strategico delle Professioni

on 09 Dicembre 2010. Posted in Think Tank

La Crisi che stiamo vivendo non è come le altre che l'hanno preceduta, ma molto più grave, pervasiva, durevole e devastante. E non ha ancora pienamente spiegato effetti. L'onda lunga deve ancora arrivare e bisogna fare qualcosa per far sì che almeno qualcuno si trovi consapevolmente pronto ad affrontarne la dirompente portata.


Il tempo per cambiare è arrivato: cambiare ottica di visione, cambiare abitudini e costumi, cambiare aspettative sul modo di vivere la vita, riappropriandoci dell’essenza intima e non solo della forma esteriore delle cose. Forse è opportuno anche arrivare a ripensare il capitalismo, reinterpretandolo in chiave innovativa, sostenibile ed equitativa.

Non siamo nati solo per possedere al fine di consumare, pensando di trarne effimera quanto sfuggente soddisfazione. Non esiste solo la materialità del corpo, ma anche la spiritualità e la conoscenza della mente, che, ugualmente al corpo, deve alimentarsi  e così crescere sana e trasmettere alle altre menti che verranno il proprio patrimonio di pensiero.Migliorare la conoscenza è comprendere per sopra-vivere, ovvero per  vivere-meglio. Per vivere meglio e al (possibile) riparo dagli scossoni della Crisi attuale e da tutte le altre che la seguiranno per successiva talea.

 

Un interessante spunto di meditazione mi è stato fornito da Jacques Attali, illuminato economista e giornalista francese, quando sostiene che i governi  stanno basando le proprie strategie di contenimento della Crisi nel far pagare ai contribuenti di dopodomani gli errori dei banchieri di ieri,  e i bonus dei banchieri di oggi.

 

Fino a che punto possiamo spingerci in avanti con un tale azzardo morale, senza mettere mano alla base delle cose? 

 

Quousque tandem Catilina abutere patientia nostra?"

 

Non sarà facile spiegare al ceto sociale medio e a quello di base che, ad un certo punto, saranno finiti gli aiuti a sostegno del reddito, oltre ad essere finito pure il reddito, mentre dovranno contemporaneamente essere soddisfatti gli impegni internazionali  che drenano sempre più liquidità e garanzie di Stato. E il reddito disponibile diminuisce sempre di più, mentre si intacca il patrimonio e il risparmio, già pesantemente falcidiato in passato da abusi, truffe, rapine e malversazioni di ogni genere.

Qualcuno allora potrà iniziare a pensare di cercare il colpevole, e potrà subire il malevolo influsso di strumentalizzazioni da "caccia all'untore" di manzoniana memoria. Il rischio c'è. E gli appelli continui delle Istituzioni in tal senso lo lasciano intendere con chiarezza. Questo rischio deve necessariamente essere contenuto e minimizzato. Ciascuno deve fare la sua parte per evitare che il declino economico e finanziario che stiamo sperimentando diventi una deriva sociale pericolosa.

 

Ed è strategico l'apporto del SAPERE delle PROFESSIONI.

 

In un’epoca dove è messa in discussione l'essenza stessa del Turbocapitalismo, il PENSARE deve riguadagnare posizioni perdute sul PRODURRE. Perché attraverso il pensiero creativo e innovativo si possono creare condizioni di nuovo sviluppo, semplicemente MIGLIORANDO quello che già c’è e RISCOPRENDO alternative al P.I.L.. Come? Innovando con Creatività.  Si possono trovare fonti e filoni di nuove attività, di innegabile portata collettiva, che attraverso il mondo delle Professioni, uniscono e non dividono i ceti sociali, sempre più distaccati gli uni dagli altri.

 

Le PROFESSIONI dovranno riscoprire l’essenza sociale del loro essere, “gettando ponti” e non “innalzando muri e steccati” di presunte e inviolabili tutele anacronistiche di categoria.


Le Professioni, unitamente alla ricerca dell'innovazione e alla riscoperta della creatività di cui sono, o dovranno ancora di più essere portatrici, possono essere un buon BALUARDO a sostegno della traballante coesione sociale. Recuperando in ciò anche una rinnovata impronta sociale (Social Footprint), per alcune assolutamente indispensabile.

 

La Mongolfiera sociale si sta sgonfiando, proprio come una delle innumerevoli e nefaste bolle che sono comparse nell’ultimo decennio. La Mongolfiera sociale sta perdendo quota e dovrà essere alleggerita da quegli elementi ponderali percepiti come “rinunciabili”, per evitare che si schianti. Alleggerita cioè di pesi poco utili e comunque rinunciabili rispetto ad altri, e come tali “percepiti” dall’ opinione pubblica.

Le Professioni, a mio avviso, ed alcune più di altre, dovranno comprendere per tempo questa percezione e attivarsi con impegno, per riguadagnare molti punti sulla loro irrinunciabilità sociale, per essere considerate ancora “necessarie”, quanto alla loro esistenza e quanto alla loro consistenza.

 

Penso all'avvio di una pervasiva COSCIENZA COLLETTIVA che spinga per com-prendere e con-dividere e non per separare.

 

Penso all'avvio di un rinnovato SPIRITO DEL TEMPO che alimenti il Pax-Appeal, innanzitutto nella Conciliazione e Mediazione come appannaggio di TUTTI i PROFESSIONISTI a favore di TUTTI I CITTADINI. Che si spera POSSA e DEBBA diventare appannaggio di TUTTI i Professionisti, ad esempio con la Conciliazione Facilitata.

 

Penso poi all’approccio MULTIDISCIPLINARE dei Professionisti, utile per ridurre i colli di bottiglia e per migliorare procedure, protocolli ed opere  nella P.A.  Ed anche all'avvio della vera cura della polis (= Politica o Politeia), alla cura di ciò che è pubblico (repubblica o res publica), alla riscoperta dell'impagabile piacere di lavorare contribuendo alla soddisfazione immateriale di qualcuno più che alla fabbricazione strumentale di qualcosa.

 

Le PROFESSIONI, a mio modo di vedere, hanno adesso una grande opportunità per conferire adeguato lustro al loro rinnovato accreditamento sociale: diffondere il MEME di questa coscienza collettiva, ovvero devono operare, prima sforzandosi, e poi automaticamente ed inconsapevolmente, per replicare di mente in mente questo atteggiamento, come unità di informazione culturale.

Il meme quale entità informativa che si autoreplica, divenendo "opinione pubblica",  si autopropaga e si diffonde entrando a far parte stabilmente nella rinnovata  cultura della Nazione. Il meme è un'idea, un valore, un'abilità, oppure qualsiasi altra cosa sia in grado di essere imparata e divulgata agli altri come unità.

 

Il meme è per il trasferimento dell'informazione, la stessa cosa che il gene è per la genetica.  Il meme, allora, come il gene può essere destinato a grandi cose: ad esempio a trasmettere in termini "virali", ovvero assolutamente pervasivi e pandemici, qualsiasi unità di INFORMAZIONE e di LINGUAGGIO e di CONCETTO che passa di mente in mente, da uomo a uomo, consapevolmente o inconsapevolmente.

 

La diffusione della percezione ADESSO del gigantesco ruolo delle Professioni nella tenuta degli interessi economici, sociali e nazionali a difesa dalla Crisi attuale e a difesa da quelle che seguiranno, è assimilabile ad un  Meme evolutivo della nostra appartenenza collettiva ad un Paese -riconosciuto dal mondo intero-  come culla millenaria del Sapere e della cultura universale.

 

Gian Marco Boccanera,

estratto dal libro "Conciliazione e Strategia".

 


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