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Il Pensatoio Think Tank

09
Dic

Il conflitto e i suoi costi

on 09 Dicembre 2010. Posted in Think Tank

Spesso l'approccio tradizionale alla gestione del conflitto determina costi personali e costi sociali di pesante e ormai insostenibile portata.

 

Sul versante privato, la GESTIONE TRADIZIONALE del conflitto affronta tempi lunghissimi ed esiti incerti, persistente incomunicabilità tra le parti in lite (a svantaggio anche della tenuta di rapporti economici e sociali magari consolidati), costi rilevanti e non sempre programmabili nell'entità, malumori e somatizzazioni, bassissimo livello di "felicità percepita",  effetti sulla tenuta del "Sistema famiglia" e sulla tenuta della continuità aziendale del "Sistema impresa". Adesso, anche effetti negativi e perversi sulla tenuta del “SISTEMA PAESE”.


Sul versante sociale, la GESTIONE TRADIZIONALE del conflitto assurge a importante variabile da osservare in termini di spesa pubblica e di welfare percepito dai cittadini-elettori.  I rimedi tradizionali che il "Sistema Giustizia" è stato in grado di apprestare dovrebbero soddisfare l'aspettativa di giustizia in tempi rapidi e a costi certi. L'esperienza comune ci ha dimostrato che non è così, o che non sempre è così, pur negli sforzi fatti.

 

I costi sociali del conflitto sono ancora più importanti di quelli individuali e privati, poiché sono rappresentativi di INTERESSI DIFFUSI. Quelli della Collettività, di cui tutti noi facciamo parte.

 

Ragioniamo in termini di COSTO-OPPORTUNITA' rispetto alla migliore soluzione possibile, e pensiamo al costo dell'inquinamento e del traffico per spostamenti necessitati dalla gestione tradizionale del conflitto (per tutti gli anni in cui esso dura). Ma anche ai costi sanitari del Sistema Sanitario Nazionale  per la cura e il trattamento di patologie che hanno una loro genesi nella interiorizzazione patologica di stati d'animo indotti dal conflitto e dalla sua diuturna perpetuazione. Ed ancora al costo legato alla capacità del Sistema-Paese Italia di attrarre e/o mantenere profittevolmente investimenti esteri.

 

Si pensi ancora al costo sociale della CONFLITTUALITA' in sé, quale elemento tradizionale del popolo latino-mediterraneo, in termini di  allungamento della  decision-time, la tempistica delle decisioni, di realizzazione della best execution, la migliore esecuzione di ciò che è demandato,  di best practices, le migliori prassi da osservare, dell’ on going concern, la prospettiva di continuazione di opere e servizi pubblici fino al loro completamento e senza interruzione o stravolgimento, in funzione degli umori e delle aspettative momentanei del decisore politico di turno.

 

La litigiosità senza limiti, non incanalata in “camere di compensazione” e in “stanze di raffreddamento”, è un VERO danno nazionale, soprattutto in momenti delicati di CRISI come quello attuale. In cui la LITIGIOSITA’ tende ad aumentare, aggravando ancora di più gli effetti della Crisi, in rischiosissimo avvitamento. Si deve uscire da questo infernale circolo vizioso.

 

Mi piace ricordare un flash da film Western: quando i soldati del Generale Custer si trovarono improvvisamente accerchiati dalle truppe nemiche a Little Big Horn, si posizionarono spalla a spalla l'un l'altro e risposero al fuoco con prontezza, non certo questionando su chi dovesse sparare con la pistola e chi con il fucile, o chi dovesse impugnare la sciabola.

 

Ancora indietro nel tempo. Nelle antiche Legioni Romane l'arma difensiva collettiva più utilizzata era la "TESTUGGINE", che poteva essere messa in atto in pochi secondi e con l'innovativo utilizzo di uno strumento, lo scudo rettangolare, CHE GIA' ERA IN DOTAZIONE, fornendo così alle truppe una formidabile difesa dinanzi ai pericoli e ai rischi. A patto però che ciascuno fosse GIA’ al suo posto, sapendo il da farsi,  e contribuendo così PERSONALMENTE  alla difesa collettiva della Centuria intera. E questa, insieme alle altre,  della Legione.

 

Gli antichi romani avevano già bene in mente il concetto di CONSILIENZA, ovvero della finalità dei saperi, poiché la solida struttura dell'impero che ne ha determinato la millenaria durata era supportata non solo dall'arte e dalla tecnica militare, ma anche dalle comunicazioni e dai trasporti, dall' arte di fabbricare, da quella di misurare, dall'arte organizzativa e fiscale, da quella artistica e figurativa, da quella idraulica e ingegneristica, da quella medica e sanitaria, da quella intellettuale e retorica, da quella storica e filosofica... e l'elenco potrebbe continuare a lungo.

 

La Romana-Pax ha permesso di tra-mandare a noi sino ad oggi, quelle culture , quelle tradizioni, quelle religioni, quegli usi e costumi delle Genti riunite sotto la dominazione romana, come mai nessun altro grande popolo è stato in grado di riprodurre nei duemila anni successivi.

 

PAX ROMANA (La pace romana) è divenuta  un'espressione proverbiale già nel primo secolo d.C. ad indicare la pacificazione del mondo avvenuta sotto le armi e il governo di Roma, portatrice di civiltà, ordine e giustizia, simboleggiata con fasto dall’altare dell’ARA PACIS augustea a Roma.

 

Le Professioni italiane, TUTTE LE PROFESSIONI, adesso possono essere di grande ausilio, sia al cambiamento culturale NECESSARIO per la tenuta delle spinte disgreganti della Crisi e per la stessa sopravvivenza della nostra Collettività,  sia per la TUTELA DEGLI INTERESSI NAZIONALI, anche questi- ADESSO e con i tempi che corrono - assolutamente NECESSARI alla sopravvivenza della stessa Collettività.

 

La forza di reazione di un Popolo in momento di Crisi come quello attuale, pesantissimo e dagli esiti ancora imponderabili, sta nella convinzione e nella cura che intende rivolgere agli interessi collettivi, agli interessi nazionali. Solo superando la dicotomia tra ciò che è pubblico=non è di nessuno e ciò che è mio=non è di nessun altro, abbiamo la possibilità di progredire nel senso di appartenenza ad un grande popolo riunito in una Nazione, erede in linea retta della "culla della civiltà" che fu la Roma Antica.


I Professionisti, tutti i Professionisti, possono e DEVONO poter giocare un ruolo determinante nella diffusione di una rinnovata cultura di attenzione, rispetto e tutela degli interessi nazionali quali GARANZIE DI ULTIMA ISTANZA, in quanto non di nessuno, ma di ciascuno di noi, in indivisibile e rinnovata Community.

 

Gian Marco Boccanera,

estratto dal libro "Conciliazione e Strategia".

 


 

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