Il Pensatoio Think Tank

09
Dic
2010

L'azzardo morale e il Turbocapitalismo

. Posted in Think Tank

L’abitudine del Turbocapitalismo occidentale alla privatizzazione dei profitti e alla socializzazione delle perdite ha trovato una nuova declinazione nel cosiddettoazzardo morale” (moral hazard).

 

Tale è il fenomeno in cui si favorisce l'assunzione di alto rischio (take high risk) nella convinzione che le conseguenze di una decisione sbagliata non ricadono su chi l'ha presa ma su una più vasta platea collettiva, polverizzandone l’effetto in capo a ciascuno. Esempi di grave azzardo morale sono emersi durante la attuale Crisi economica mondiale, che nasce - ricordiamolo -dal settore finanziario e dalle sue alchimie cartolarizzatrici.

 

Se un banchiere assume rischi altissimi perché in cuor suo ritiene che - in ogni caso e al verificarsi di ogni situazione estrema - la Banca sarà salvata dallo Stato, perché troppo grande per fallire (too big to fail), allora emerge in tutta la sua prepotenza l'azzardo morale, come “animus” che troppe volte ha sovrinteso a gravissimi comportamenti predatori, egoistici, dissoluti e completamente asociali da parte di pochi.

 

Le critiche della Collettività ai salvataggi bancari, soprattutto nella recente esperienza dei Paesi anglosassoni, risiedono proprio sulla attenta considerazione di questo aspetto umano: si argomenta che gli interve, nti pubblici di sostegno potrebbero alimentare in futuro l'assunzione di rischi sempre maggiori, perchè banchieri e finanzieri disinvolti coltiveranno l'aspettativa di poter contare – sempre e comunque - su una rete di protezione su cui scaricare gli esiti negativi dei rischi assunti senza limite (endless risk). Nel caso di esiti positivi, invece, questi rimarranno a loro esclusivo ed individuale vantaggio, evitandone la condivisione del beneficio con la Collettività.

 

 

La situazione tipica di AZZARDO MORALE si manifesta quando i costi del verificarsi di un determinato evento sono asimmetrici rispetto ai benefici di verificare l’evento opposto. Ovvero incidono nel primo caso su una Collettività individuata come gruppo sociale , mentre nel secondo caso gratificano un assai più ristretto numero di persone, finanche una sola, che ne gode appieno individualmente, ut singulus.

 

Anche i meccanismi e le dinamiche di retribuzione  e  di compenso si prestano facilmente a generare azzardi morali: i premi (bonus) e le altre forme di incentivazione troppo alti possono spingere il manager o l'operatore economico di vertice ad assumere rischi eccessivi, dal momento che, se le cose andranno male, incorrerà al massimo nel licenziamento; ma se le cose andranno bene, guadagnerà compensi stratosferici.

 

Mi piace a questo punto ricordare il filosofo Platone che sosteneva nella sua opera “La Repubblica” (Politeia) che lo Stato dovrebbe indicare un limite ai multipli di compenso tra chi ne è alla base e chi al vertice.

 

Un banchiere, così come un top manager, non può continuare a contare, senza apprezzabili conseguenze, su emolumenti e stipendi che sono 100.000 volte superiori a quelli di chi è alla base della piramide aziendale, molte volte pure da precario. E ciò è opportuno, al fine di non creare eccessive disparità sociali, e per prevenire situazioni di potenziale azzardo morale, generatrici di possibile rivolta sociale, se non contenute.

 

Circoscrivere e minimizzare le situazioni foriere di azzardo morale, è una delle questioni al momento più dibattute nell'ambito della regolamentazione finanziaria e dei sistemi di retribuzione e di incentivazione delle risorse umane top-level.  Nel recente consesso del G20 riunitosi in novembre 2010 in Corea, sono emerse, da parte del FSB- Financial Stability Board, importanti direttrici di sviluppo politico per diminuire l’azzardo morale.

Circoscriverlo in via legislativa entro stringenti limiti, che tengano conto delle difficoltà indotte dalla Crisi nell’economia domestica di ciascun Paese e della genesi -proprio di carattere finanziario- della stessa, sarà uno strumento a disposizione dei Governi per fronteggiare, in tempi utili, le feroci spinte disgreganti della coesione sociale.

 

Gian Marco Boccanera,

estratto dal libro "Conciliazione e Strategia".





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