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Progetto COMMUNICO sulla MEDIAZIONE: qualcosa di cui andare orgoglioso
Nella città di Dublino in Irlanda, paese considerato “tigre celtica” per la capacità di attrarre investimenti, perlopiù di matrice finanziaria e di domiciliazione di società, enti, e fondi di investimento, è apparsa tempo fa una scritta che diceva:
“in un Mondo pieno di vergogna e di rimpianto, fai qualcosa di cui andare orgoglioso”
(in a World full of shame + regret, do something to be proud of)
Fai qualcosa di cui andare orgoglioso, e di essere riconosciuto per tale azione dalla collettività che ti ospita.
In un momento di CRISI SISTEMICA è necessario avere un approccio di questo tipo, diffondendolo nella nostra piccola comunità lavorativa, familiare, sociale, nel tentativo di offrire proposte di miglioramento al “micro-sistema” di cui ciascuno di noi è parte olistica ed integrante.
E tre anni fa chi scrive ha compiuto qualcosa di cui andare orgoglioso: ho progettato, ideato e parzialmente realizzato il PROGETTO COMMUNICO. Un Progetto disponibile liberamente su Internet, completo con le successive integrazioni, che rappresenta una proposta strategica di base sul funzionamento della CONCILIAZIONE, ora chiamata MEDIAZIONE, quale possibile strumento d’unione e di coesione sociale.
Nel Progetto COMMUNICO sono state espresse a marzo 2009 ideazioni e PROGETTAZIONI che ora sono divenute realtà sul territorio nazionale. Parliamo di marzo 2009 quando ancora non esistevano, non solo i decreti di attuazione sulla mediazione, ma neppure la legge istitutiva (Legge 69/2009 del 18.06.2009, entrata in vigore il 4 luglio 2009).
La Conciliazione , o Mediazione come definita dai recenti decreti di attuazione, ora è una realtà nazionale, sicuramente migliorabile con l’utilizzo che verrà fatto dell’ Istituto , ma è una buona partenza per il viaggio nel miglioramento del Sistema-Paese. Purché essa venga interiorizzata dai “Player” che con essa si confronteranno , non per disdegnarla ma per tradurre in luminosa opportunità quello che a molti appare come un’ oscura minaccia di proprie prerogative e competenze.
Nel Progetto COMM-UNICO avevo immaginato:
1) che la CONCILIAZIONE (ora Mediazione) doveva essere per TUTTI i Professionisti e non per una sola e limitata parte di essi, come invece si tendeva erroneamente ad accreditare all’epoca. Il SAPERE TECNICO di TUTTI i Professionisti poteva essere di grande aiuto alla buona riuscita del nuovo Istituto Giuridico della Mediazione, facendolo diventare Istituto Strategico e strumento per il miglioramento del Sistema-Paese;
2) che in momenti di Crisi Sistemica come quella che stiamo vivendo a livello globale, le Professioni, nella loro totalità e nel rispetto delle rispettive competenze tecniche, potevano far emergere un potenziato loro RUOLO SOCIALE nella collettività (social footprint). Che ne avrebbe rinvigorito e rafforzato l’immagine dinanzi alla platea collettiva, accreditandone la permanenza come ancora necessarie, poiché foriere di VALORE Sociale da aggiungere e non da togliere.
Ascolta l'mp3: Ruolo sociale delle libere professioni.mp3
3) che per la buona riuscita della Mediazione finalizzata alla Conciliazione, si doveva insistere tanto sulla figura del Conciliatore, quanto su quella del FACILITATORE, negoziatore di parte, promotore della conciliazione, accompagnatore, consulente di parte, assistente di fiducia alle trattative. Nella consapevolezza che il Conciliatore è soggetto in attesa di chiamata, mentre il FACILITATORE (negoziatore di parte) è soggetto propulsivo, propositivo e pro-attivo rispetto alla creazione dei FLUSSI di MEDIAZIONI. Il Conciliatore attende che venga nominato, mentre il Facilitatore ricerca clienti da accompagnare in Mediazione e quindi ne contribuisce strategicamente allo sviluppo.
4) che occorreva definire un TREND, una linea di tendenza collettiva, che identificasse l’atteggiamento mentale e d’animo per affrontare questo nuovo Istituto della Mediazione, di tipo strategico-sociale prima che giuridico, trend che io ho definito PAX-APPEAL, identificando – del pari del SexAppeal- l’irresistibile attrazione emozionale all’approccio di gestione consensuale, pacifica e creativa del conflitto, al posto dell’abitudine allo scontro tra posizioni e alla vana litigiosità non incanalata.
5) Che lo sviluppo della Mediazione così congeniata avrebbe consentito alle Professioni di realizzare un efficace PATTO INTERGENERAZIONALE tra Giovani e Seniores, poiché avrebbe aperto ai primi le porte di nuove opportunità lavorative professionali, tali da concorrere al mantenimento in equilibrio delle Casse Professionali a vantaggio dei secondi. Il concetto è di una certa rilevanza proprio ora che si prospetta dinanzi a noi un periodo di Crisi lunga e defatigante, soprattutto sotto la voce redditi professionali, in drammatico calo per pressoché tutte le professioni. Infatti l’onda lunga della crisi finanziaria, produce la crisi economica e poi quella professionale. Ferme rimanendo le spese da sostenere, che portano le professioni ad un rischio “di sottozero” nei redditi, in quanto le spese fisse dello Studio e del “fare professione” sono comunque da onorare , anche nell’ipotesi di forte contrazione e sistematica riduzione tendenziale verso zero dei fatturati professionali.
6) Che il vantaggio che le Professioni, tutte le Professioni, avrebbero potuto dare all’Istituto della Conciliazione/Mediazione avrebbe consentito una serie di risparmi collettivi di Sistema-Paese sotto l’ottica di minori costi sociali per: spese sanitarie di diagnosi, cura e trattamento di malattie che ingenerano dal conflitto e dalla sua diuturna perpetuazione (malattie cardiache, mentali, stress, somatizzazioni, interiorizzazioni e sfoghi incontrollabili, etc), ma anche minori spese di gestione ordinaria del conflitto stesso, minori spese di traffico spostamento ed inquinamento per esigenze di mobilità connesse al modo tradizionale di affrontare il conflitto, minori spese amministrative. Questo avrebbe permesso la liberazione di Risorse Nazionali dal conflitto ed anche l’emersione di Best Pratices collettive (buone prassi) nell’affrontare problematiche seriali che potevano essere trattate con l’esperienza di mediazione di un buon precedente di successo.
7) Che la gestione INFORMATICA e TELEMATICA della Mediazione/Conciliazione, che ho definito CONCILIAZIONE e MEDIAZIONE FACILITATA, avrebbe consentito la realizzazione dei punti precedenti. Gli attuali strumenti telematici e di comunicazione digitale consentono la gestione della Mediazione con efficienza e con grande efficacia. Le piattaforme telematiche cui facevo riferimento sono a basso costo (tipo Skype) e realizzabili sin da subito negli Studi Professionali. La Mediazione telematica sarà una delle direttrici strategiche principali di sviluppo futuro dell’ Istituto.
Gian Marco Boccanera















